Mario Amato, il giudice lasciato solo

Il corpo del magistrato Mario Amato

Il pubblico ministero Mario Amato aveva 43 anni quando venne ucciso dai Nar il 23 giugno 1980. E’ stato l’undicesimo magistrato ucciso dai terroristi in Italia, il secondo dalla destra neofascista, dopo Vittorio Occorsio. Venne colpito con un proiettile di pistola alla nuca da Gilberto Cavallini alla fermata dell’autobus, nel quartiere romano di Montesacro. Un delitto infame, eseguito con freddezza. Il killer era accompagnato da Luigi Ciavardini, all’epoca diciasettenne. Due nomi che poi entreranno nel processo per la strage di Bologna.

Mario Amato
Il pubblico ministero Mario Amato

Tre mesi prima, durante il suo primo confronto con l’organo di governo della magistratura italiana, aveva esordito: “Noi sostituti possiamo rischiare la pelle, ma non tolleriamo di essere diffamati e calunniati senza colpa”. Dal 1977 si stava occupando di terrorismo nero. Ai colleghi aveva spiegato nel corso dell’audizione del 25 marzo: “Sono stato lasciato completamente da solo a fare questo lavoro per un anno e mezzo. Nessuno mi ha mai chiesto cosa stesse succedendo”. Non soppotava le accuse di partigianeria, di voler a tutti i costi perseguitare la destra eversiva, quasi inventando le trame nere: “Recentemente ho molto insistito per avere un aiuto sia perché sono stato bersagliato da accuse e denuncia in quanto vengo visto come la persona che vuole “creare” il terrorismo nero, sia perché le personalizzazioni tornano a discapito dello stesso ufficio. Affiancandomi dei colleghi sarebbe possibile, infatti, sia ridurre i rischi propri della personalizzazione dei processi, sia darmi un conforto in quanto se dei colleghi giungessero a conclusione analoghe alle mie sarebbe evidente che le stesse non sarebbero frutto della mia asserita faziosità”. E quando si ritrovò tra gli indagati Alessandro Alibrandi, figlio di un pubblico ministero romano molto noto, dovette affrontare le insinuazioni e le accuse di faziosità del collega, che – si legge nei resoconti della sua audizione davanti al Csm – lo insultava nei corridoi, accusandolo di essere di Magistratura democratica, “come se questa fosse una colpa”. Accuse che, cupamente, tornano oggi – a quarant’anni di distanza – sui social contro altri magistrati impegnati in indagini sulle formazioni neofasciste.

Amato, come Occorsio, aveva capito che l’eversione di destra era un pericolo reale per la democrazia: “Sempre a proposito del terrorismo nero devo dire che, pur essendo indubbiamente meno pericoloso, allo stato, del terrorismo rosso, tale tipo di criminalità ha firmato nel 1979 ben 4 attentati a Roma, uno dei quali ha interessato proprio questo consiglio e non ha avuto un esito infausto soltanto perché non ha funzionato il timer”. Per poi aggiungere, quasi profeticamente: “Siamo in pratica alle soglie di una guerra civile e ci troviamo ancora in queste condizioni! Lavorare nei confronti di organizzazioni quali le associazioni terroristiche senza disporre dei mezzi necessari per collegare i soggetti e i fatti è del tutto inutile così come inutile è, in queste condizioni, che mi si deleghi a fare delle indagini, fra l’altro rischiose, senza pormi in condizione di raggiungere dei risultati e di incidere sul fenomeno”. Un mese e mezzo dopo la sua morte scoppiò la bomba dei Nar alla Stazione di Bologna, uccidendo 85 persone.

L’audizione 10 giorni prima dell’agguato

Il 13 giugno, alle 9.30, Mario Amato si presentò per la seconda volta davanti al Csm. Dopo aver comfermato quanto aveva denunciato tre mesi prima, aggiunse altri dettagli: “Io ho, avuto anche un esposto contro di me nel dicembre 1979 in relazione ad alcune perquisizioni fatte nel corso di una vicenda che interessava Sandro Saccucci ed altre persone di quel giro. Due avvocati, dopo avermi accusato di una serie di irregolarità procedurali, si sono permessi di con concludere detto esposto in questo modo: “Segnaliamo inoltre alla SV se non sia il caso che il dottor Mario Amato venga invitato ad astenersi a causa della sua conclamata militanza politica che è in netto contrasto con le idee professate da tutti gli inquisiti nelle varie istruttorie da esso condotte”. Ancora l’accusa di faziosità. Veniva visto come un pericolo, perché aveva capito – con l’intuito dell’investigatore e il rigore del magistrato – il vero peso dell’eversione neofascista: “Mi sono trovato a dover svolgere indagini in un ambiente molto difficile e cioè in quello della destra romana. Si tratta di un ambiente che ha legami e diramazioni dappertutto”.


Dossier “Bologna 40 anni”

Nei prossimi giorni, in occasione del quarantesimo anniversario della morte di magistrato, approfondiremo il caso, raccontando il processo che portò alla condanna dei Nar.

E’ questo il primo di una serie di dossier che MemoriAttiva dedicherà all’anniversario della strage della stazione di Bologna.

MemoriAttiva
Audizioni di Mario Amato davanti al Csm

Seduta del 25 marzo 1980

Seduta del 13 giugno 1980

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